Gruppi di coppie

L’essenziale sui Gruppi

I gruppi, di 7/8 coppie al massimo, intendono favorire il confronto e l’approfondimento di tematiche riguardanti la coppia, la conoscenza reciproca e la nascita di reti amicali.

I temi affrontati sono autonomamente scelti da ogni gruppo, accompagnato da una coppia conduttrice. La cadenza degli incontri è in genere mensile.

Se siete interessati, non esitate a contattarci via mail, all’indirizzo: mail@centrogiovanicoppiesanfedele.it, oppure in segreteria, il mercoledì dalle 09:30 alle 12:30: tel. 0286352.241.
La segreteria del Centro raccoglie le richieste ed istituisce un nuovo gruppo non appena raggiunto il numero minimo sufficiente di partecipanti.

Se volete saperne di più, continuate a leggere!

L’idea iniziale venne circa venticinque anni fa a p. Giovanni Ballis s.J., primo ispiratore e promotore del Centro, a partire dalla constatazione che le coppie, nei primi tempi della loro vita insieme, vivono spesso un’esperienza di sostanziale isolamento. Non mancano loro certamente le occasioni di incontrare amici e familiari ma con costoro, per ragioni diverse, difficilmente si confrontano sulla loro quotidianità, sui loro primi problemi di relazione, sui loro dubbi, le loro gioie e le loro paure. Diceva a questo proposito p. Ballis, con umorismo realista: “Con gli amici si scherza e si mangia la pizza, con genitori e fratelli di certe cose è davvero meglio non parlare proprio!” Ecco quindi che la crescita individuale e di coppia su questi temi rischia di essere più lenta del necessario, proprio per la mancata esperienza del confronto tra pari; ma ecco anche che, quando inevitabilmente si presentano i primi veri inciampi nella vita di coppia (le prime incomprensioni, le prime delusioni…) essi vengono spesso vissuti come un evento unico e per ciò stesso potenzialmente devastante: “Solo a noi capita questo… Probabilmente ( o di sicuro) significa che non ti amo / che non mi ami / che non ci amiamo”. E’ così che la difficoltà rischia di ingigantirsi nel vissuto di coppia e di diventare un macigno difficile da spostare.
Invece, spesso le prime difficoltà sono proprio i sintomi di un processo del tutto fisiologico, che è l’uscita della coppia dallo stato fusionale tipico dell’innamoramento iniziale, quel momento splendido e augurabile a chiunque in cui i confini tra l’io e il tu sono vissuti come labili e i due si sentono “un cuor solo e un’anima sola”. Quando questa uscita si realizza la farfalla può uscire dalla crisalide e la coppia nascere per quello che è davvero: un’unione fondata sulla libera accoglienza dell’altro diverso da sé da parte di due identità finalmente distinte.

Come tutti i processi di crescita, anche questo spesso non è privo di difficoltà né indolore. Dunque, se viene accompagnato con attenzione e discrezione può svilupparsi in modo più soddisfacente e armonico. La vera domanda è però come possa essere accompagnato. L’esperienza del Centro Giovani Coppie si è basata su alcune ipotesi di lavoro, poi sperimentate nel tempo. In estrema sintesi, esse sono:
• la crescita di una coppia è un processo di cambiamento, dunque di apprendimento. L’apprendimento è un processo individuale, ma che si sviluppa necessariamente in una dimensione di relazione sociale: solo il confronto con gli altri ci facilita nel cambiare e nell’evolvere. Nel caso della coppia, è fondamentale che la relazione sociale favorevole all’apprendimento sia facilitata a due livelli: quello interno alla coppia (aiutare le coppie a parlarsi al loro interno) e quello tra la coppia e altre coppie (aiutare le coppie a parlare tra loro)
• la crescita di coppia non è un processo lineare né standardizzabile: ogni coppia ha i suoi “va e vieni”, le sue accelerazioni e le sue ricadute; i tempi di ogni coppia sono diversi; i bisogni di ogni coppia cambiano nel tempo. Tutto ciò sconsiglia di immaginare percorsi di accompagnamento troppo strutturati, con tappe predeterminate e contenuti definiti secondo una logica sequenziale: ancor più, sconsiglia di tentar di fornire ricette (anche sotto la forma, tanto ambigua! di “testimonianze”)
• occorre parlare di coppia, non solo -e prima di- parlare di famiglia: la famiglia è figlia della coppia che funziona, oppure è una caricatura di se stessa. Può essere che si sia portati a pensare che i figli stabilizzino il legame familiare e di coppia: pensarlo però significa compiere un grave errore di prospettiva. Se la coppia non ha raggiunto un certo grado di maturazione i figli possono facilmente diventare un fattore disgregante, non stabilizzante
• dato che nessuno può apprendere al posto di un altro, ciò che un “esperto”, un “sapiente”, un “guru” ha appreso vale soprattutto per lui, a meno che non vi sia una precisa richiesta di condividerlo da parte di un altro che ne abbia avvertito il bisogno e l’utilità. Quindi, è importante che le coppie siano messe in condizione di sviluppare le proprie domande, più che fornire loro un “sapere di coppia”; ed è importante che le domande siano cercate nel confronto tra coppie, attraverso lo sforzo di condividere e di interrogarsi insieme, perché è questo che rende feconda la ricerca e la sottrae sia al rischio di “contemplare il proprio ombelico” per tutta la vita, sia a quello di affidarsi mani e piedi al “sapiente” di turno
• infine, una nota di tipo “spirituale”. Se è vero che nel matrimonio cristiano i ministri del sacramento sono gli stessi sposi, è evidente che sposarsi in chiesa non significa affidare il proprio destino e quello della propria coppia, come direbbe Bonhoeffer, a un “Dio tappabuchi”, al quale delegare la soluzione di tutti i nostri problemi, deresponsabilizzandoci. Ma tutto ciò implica che la sostanza umana della relazione di coppia è il fondamento stesso del sacramento, senza la quale esso rischia di essere agito come un atto magico, non come segno di grazia. E implica la necessità di un approccio “laico” all’accompagnamento delle coppie nel loro percorso, che valorizzi l’umanità come valore in sé, oltre che come premessa necessaria della spiritualità.

Da queste ipotesi di lavoro si sono concretizzati gli elementi metodologici che caratterizzano i gruppi del Centro Giovani Coppie:
• la dimensione dei gruppi deve essere di 7-8 coppie al massimo, per far sì che ognuno possa trovare lo spazio necessario per esprimersi
• ogni gruppo decide i temi sui quali vuole lavorare, con le modalità che gli sono più funzionali: può farlo all’inizio dell’anno di attività, per periodi più brevi o di volta in volta. I temi possono essere trattati in uno o più incontri ed essere o meno esaminati a partire da un testo. L’unico vincolo è che essi riguardino la vita di coppia (non escluse, se richiesto, le sue dimensioni spirituali)
• la cadenza degli incontri è decisa dal gruppo in relazione ai desideri e ai vincoli di ogni coppia (normalmente, i gruppi decidono per una cadenza più meno mensile); di solito gli incontri, dopo i primi che hanno luogo presso il San Fedele, si tengono a rotazione nelle case dei partecipanti che hanno spazio sufficiente (spesso ci si stringe un po’…) e a volte sono preceduti o seguiti da una cena insieme
• in molti casi, dopo i primi incontri, sono le stesse coppie del gruppo a preparare a turno lo spunto iniziale e le eventuali domande guida per ogni incontro.
Ogni gruppo è seguito da una coppia di conduttori, che hanno diverse funzioni. Anzitutto, quella di esplicitare e far condividere il “patto formativo” sul quale si costituisce il gruppo: essenzialmente, dichiarando gli obiettivi, i presupposti ideali e gli elementi chiave del metodo di lavoro. Devono poi facilitare le decisioni sui temi e gli aspetti organizzativi, soprattutto nelle prime fasi di vita del gruppo, eventualmente fornendo anche sussidi (testi, registrazioni di conferenze, tracce guida per la riflessione…); facilitare la comunicazione nel gruppo, evitando fraintendimenti e conflitti inutili; valorizzare i contributi forniti dai partecipanti, rilanciandoli al gruppo se necessari;ricapitolare al termine di ogni incontro, aiutando a fissare le chiarezze e gli aspetti ancora problematici e a problematizzare le eventuali eccessive certezze.
In ogni caso, i conduttori evitano di proporre la propria esperienza di coppia come modello; in linea di principio, evitano proprio di parlarne, salvo rare e ben motivate eccezioni:
In casi specifici, infine, il gruppo può decidere di ricorrere a un esperto o testimone che illustri o approfondisca un tema specifico; in ogni caso, ciò avviene di norma dopo che il gruppo stesso ha messo a fuoco con precisione quale deve essere la sua funzione in relazione al percorso in atto.

Crediamo che sia evidente, a questo punto, che la caratterizzazione dell’accompagnamento alle giovani coppie attuato con i gruppi è eminentemente metodologica, più che contenutistica; essa è affidata alla capacità dei conduttori/facilitatori di esercitare il proprio ruolo di custodia del metodo, del compito del gruppo e del “patto formativo” che lo costituisce. Tale capacità non è innata, ma viene costruita con una formazione ad hoc (i “Corsi conduttori”) e progressivamente raffinata con incontri periodici di supervisione.
Il Centro Giovani Coppie da sempre mette la sua esperienza a disposizione delle associazioni di volontariato e delle parrocchie attraverso Corsi conduttori aperti al territorio, anche realizzati su richiesta. In linea di massima, è prevista la realizzazione di un Corso conduttori nei primi mesi del 2020.